Inizia a “Microdosi”, il nuovo disco di Santiago, in modo quasi impercettibile, più come quando ti accorgi a metà di un pensiero che ci sei già dentro da un po’, e non hai capito bene quando è successo, e mentre stai lì e finisci di ascoltare ti accorgi che funziona proprio per questo.
Dentro ci sono nove tracce che si muovono tra più direzioni, senza scegliere davvero quale seguire. Pop, alternative, qualcosa di più sporco, qualcosa di più leggero. Non c’è una linea netta, ma una specie di attraversamento continuo.
La sensazione generale è quella di un disco che raccoglie più che dichiarare, che osserva più che spiegare. E in questo, la scrittura gioca un ruolo centrale: è diretta, chiara, senza troppi filtri o costruzioni, e arriva subito, senza bisogno di essere interpretata troppo. Non cerca immagini complesse, ma resta su un piano concreto, prendendo spunto da quello che c’è intorno, relazioni, momenti quotidiani, ricordi anche un po’ disordinati,e lasciandolo così, senza forzarlo a diventare qualcos’altro.
Sbirciamo Milano e Roma, che non vengono mai raccontate davvero, non diventano mai un tema esplicito, ma si sentono nei passaggi, nei piccoli dettagli, nel modo in cui il disco si muove, come se fossero due sfondi che ogni tanto si sovrappongono senza fondersi del tutto.
Anche quando il suono cambia direzione, quando si sposta verso qualcosa di più elettronico o torna a qualcosa di più essenziale, non c’è mai la sensazione di uno stacco netto, piuttosto di un movimento continuo che non si ferma abbastanza da definirsi.
Anche la cover di “Andrea” si inserisce proprio in questo modo, senza voler diventare un momento centrale o un omaggio troppo dichiarato, ma più come una deviazione naturale, quasi un esperimento leggero che si prende la libertà di spostare qualcosa che conosci e vedere cosa succede.
Alla fine Microdosi è una presenza che si costruisce piano, fatta di piccoli passaggi, di cose che magari lì per lì non noti nemmeno, ma che poi tornano, senza fare troppo rumore. E forse è proprio questo il suo modo di funzionare: passarti accanto abbastanza a lungo da lasciarti qualcosa.


