“Filosofia” è il primo album del progetto FRACTALS e si capisce subito che non è stato pensato come pezzo da consumo veloce. Francesco Perrone infatti, classe ’97, architetto, batterista, produttore, costruisce solide strutture, sonore e non.
L’album racconterà d’amore, sì, ma non nel senso rassicurante del termine. È più una trasformazione. Una perdita che diventa cambio di pelle. La fine di qualcuno, l’altro, ma anche una versione di sé che costringe a rimettere in discussione tutto il resto.
Una storia che parte dal punto in cui le cose hanno già iniziato a cambiare forma. Non il momento spettacolare della fine, piuttosto quello più silenzioso: quando ti accorgi che qualcosa ti ha spostato, e che tornare identici a prima non è più un’opzione.
Sofia, che è nome, persona, idea, conoscenza, non viene spiegata.
Viene attraversata. È presenza reale e simbolo insieme, come succede alle figure importanti quando smettono di essere solo qualcuno e diventano anche una regola interna, un’unità di misura nuova: un pensiero ricorrente, un criterio nuovo, una ferita che riorganizza.
Musicalmente succede qualcosa di simile.
I suoni non cercano l’effetto immediato. Cambiano pelle, si contaminano, si contraddicono a tratti, come se il brano stesso evitasse di scegliersi una forma definitiva per rispetto a quello che sta raccontando.
“Filosofia” non prova a essere un singolo accomodante. È più un atto di posizionamento: ci dice che questo progetto non vuole semplificare le emozioni, né renderle decorative. Vuole starci dentro, con ordine, ma senza addomesticarle.
Alla fine ti accorgi che non stai più ascoltando solo una storia d’amore.
Stai guardando una figura che si ripete, si deforma, si ricostruisce, pezzo per pezzo.
Un frattale, appunto.




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