Disponibile dal 31 luglio 2026, “Muro di crepe” segna il ritorno della cantautrice fiorentina AL!S (classe 1999), affiancata ancora una volta dal producer empolese HARA in un sodalizio artistico avviato nel 2024 che continua a plasmare un’identità sonora nitida, viscerale e priva di compromessi, posizionata con decisione al confine tra alt-pop, alt-R&B e cantautorato indietronico.
Il brano, che fa seguito ad Indigo (uscito a febbraio su SoundCloud con videoclip ufficiale su YouTube), abbandona ogni residuo di compiacimento pop per adagiarsi su tessiture sintetiche scure, pulsazioni urbane e atmosfere rarefatte, modellate su misura per valorizzare una vocalità intensa e una scrittura affilata.
Forte dell’esordio del 2024 con l’EP Annuario (prodotto da Giallosai e KLVD), delle importanti affermazioni autoriali con l’approdo alle finali di Genova per Voi nel 2025, della firma di brani per la band Cassandra e dell’attività dal vivo con il progetto Il Risveglio dello Spirito di Azzurro Elettrico Fluido (che l’ha vista calcare palchi prestigiosi come quelli del Let’s Festival e del Lasciati Fiorire Festival ), la cantautrice toscana firma una delle sue prove espressive più mature e spietate, dove la sofferenza individuale si fa materia poetica purificatrice.
Sotto il profilo lirico e concettuale, l’opera si configura come un’analisi anatomica di una rottura e di una dipendenza affettiva tossica, sviscerata attraverso un linguaggio spiazzante che intreccia carne, difesa e trasfigurazione poetica. La narrazione si apre con l’ammissione d’un automatismo d’evasione emotiva, «Se mi innamoro scappo, il mio dolore è un orgasmo / ma mi hai legata ad un cappio, lurido bastardo», dove il trauma viene convertito in un’estasi godimento-sofferenza quasi orgasmica, prima che l’illusione di controllo ceda al peso di un legame soffocante vissuto come una vera e propria prigionia fisica ed emotiva.
Il cuore del brano sembra risiedere nell’orgogliosa rivendicazione della propria fragilità interiore di fronte alla superficialità del partner: «Tutte le ferite aperte che sono delle coperte sporche solo da pulire / Mi hai lasciato solo per quelle, ma in fondo erano delle case per le mie formiche». Ciò che per l’altro rappresentava soltanto un difetto irrisolto o una macchia da rimuovere con fastidio, per AL!S diventa un micro-ecosistema vitale, un rifugio intimo e necessario costruito sulle proprie lesioni. L’epilogo si muove in uno spazio di claustrofobica disillusione e rivincita catartica: «E mi subirò, ogni volta che proverò a guardarti dalle tapparelle / Magari vedrò la tua mano stretta ad un’altra mano sanguinante / E forse ballerò un tango sui mazzi di rose e di spine / Ma resterò scalza a vederti sfiorire ma sull’asfalto / E amore va bene, mi odierò mattina e sera / Solo un muro di crepe».
Tra la vista filtrata dalle fessure delle tapparelle, il presagio dell’ex incatenato alla solita spirale di sofferenza con un’altra «mano sanguinante» e la danza feroce a piedi nudi su rose e spine, il “muro di crepe” del titolo si rivela una duplice, potente metafora: la barriera eretta per schermarsi dalle intrusioni tossiche e, insieme, la superficie spaccata che non nasconde le proprie cicatrici, ma le esibisce con fiera consapevolezza come unica prova di sopravvivenza.
In definitiva, “Muro di crepe” risuona come un atto d’amore e di coraggio verso la propria imperfezione, dimostrando come la vera forza non stia nel negare il dolore, ma nell’abitarlo fino a farne arte. AL!S firma un pezzo intenso e magnetico che va oltre la semplice narrazione di una rottura, confermandosi tra le penne più viscerali e promettenti del nuovo panorama alternativo italiano. Una traccia da ascoltare al buio, lasciandosi attraversare da ogni singola crepa, con la certezza che anche dalle spaccature più profonde può nascere una nuova, bellissima forma di luce.



